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martedì 13 gennaio 2015

La calma del modellare

Non mi stancherò mai di dire che lavorare la ceramica per me è qualcosa di meraviglioso.
Non pensavo mi sarei innamorata così tanto di quest'arte, così antica e primitiva, materica e istintiva, forte e delicata... e invece è successo.
Ci sono due grandi e diversi aspetti per lavorare la terra: al tornio, con la forza centrifuga che spinge la terra e le mani che la modellano fluidamente, e a mano.
Quest'ultima tecnica a mio avviso è molto riflessiva, calma e introspettiva; ci vuole pazienza per creare una forma in questo modo, che sia una scultura piuttosto che un vaso.
Ci si impiega molto più tempo, la rifinitura porta via ore, maneggi e modelli la stessa parte più e più volte, fino a quando il risultato non ti soddisfa.
Ci sono momenti nella vita in cui ho bisogno di lavorare così, immersa in uno spazio-tempo tutto mio, dimenticandomi di quello che c'è fuori, senza contare le ore...
Vengo risvegliata solo dal mal di schiena, che mi ricorda gentilmente di cambiare posizione per non restare bloccata.
Era un pomeriggio d'estate quando ho iniziato a lavorare su di lei, a casa... un colombino sopra l'altro, accarezzando la terra, coccolata dalla pace che essa trasmette.



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La possiamo definire una scultura, anche se volendo può fare anche da vaso...
Terra bianca lavorata al colombino, incisa e modellata seguendo le linee del pensiero, decorata con texture naturali e smaltata con ramina e cristallina miele.
Le sono così affezionata, è stato un lungo lunghissimo lavoro ma alla fine ne è valsa la pena.

Questa è lei appena finita di modellare, ancora cruda, che riposa sul mio tavolo da lavoro
Marty

mercoledì 26 febbraio 2014

Libertà

Prima di passare alla nuova carrellata di pezzi creati al tornio durante questo corso di ceramica, una piccola pausa e un ritorno alle origini, alla lavorazione manuale.
Ogni tanto mi fa bene, perché con il tornio non riesco ancora ad esprimere pienamente le mie emozioni, mentre lavorando la terra con le mani, libera dagli schemi e da movimenti obbligati, posso esternare meglio quello che provo...
Sono due approcci così diversi alla materia, entrambi bellissimi e degni di essere messi al primo posto, a parimerito... solo che c'è un momento in cui si ha più bisogno di uno rispetto all'altro.

Tornando a questo pezzo che sto per mostrarvi, è una creazione nata "a casa", la prima che realizzo fuori dalle mura del laboratorio.
Per la precisione mentre ero in montagna, su di un tavolo in mezzo al prato...
Non riesco neanche a descrivere com'è stato lavorare all'aperto, immersa nel verde e nella pace... sensazioni uniche ed indescrivibili.




E' difficile tornare alle forme meno perfette dopo aver lavorato con geometrie più lineari, quelle che inevitabilmente si creano dalla lavorazione al tornio...
Questa forma era nella mia mente già da un po', una scultura più che un oggetto funzionale, qualcosa di fluido ma allo stesso tempo un po' grezzo, con questa specie di spirale che si può leggere dall'interno verso l'esterno o viceversa.
Non so se vi trasmette le stesse sensazioni che provo io, contrastanti, che si dibattono tra l'armonia delle forme e le superfici che invece sono "maltrattate", tutt'altro che lisce.
Nella foto laterale si vede bene che sono state grattate con la miretta quando il pezzo era già asciutto, sono piene di segni, come graffiate.
Anche i due smalti diversi contribuiscono a questa duplicità, anche se grazie al loro colore danno quella piacevole sensazione dell'acqua che scorre...

Un pezzo a cui sono molto affezionata.

Marty
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